#justiçaporcarol
This article is in Italian, however our English speaking friends can find the automatic translation here.
Per vostra informazione e sicurezza, vi avvisiamo che in questo articolo sono presenti menzioni di: lesbofobia, femminicidio, violenza.
Nel nostro primo articolo abbiamo parlato del separatismo come tattica politica di protezione, crescita personale e cura tra donne, anche in relazione alla violenza maschile. Mentre pensavamo a questo tema, una cosa che mi colpisce ormai da anni, da donne lesbiche, è appunto l’invisibilizzazione delle donne lesbiche in discorsi riguardanti la violenza contro le donne.
Le forme in cui la violenza maschile colpisce le donne in relazioni eterosessuali e omosessuali sono a volte sovrapponibili (misoginia, odio per le donne), ma anche molto diverse. Se per le donne in relazioni eterosessuali si parla spesso di violenza da parte di un partner intimo, per le donne in relazioni omosessuali si aggiunge spesso anche uno strato di discriminazione lesbofobica.

Oggi vogliamo parlarvi di un caso di cronaca che è passato in sordina ovunque, anche nei network cosiddetti progressisti o queer. Il 10 dicembre dello scorso anno, Ana Caroline Sousa Campêlo, una donna lesbica nera butch di ventuno anni, è stata brutalmente uccisa in Brasile. Aveva appena iniziato a convivere con la sua ragazza. Si sospetta fortemente che questo sia un femminicidio e lesbicidio perpetrato da un uomo. Dei testimoni hanno riferito di aver sentito una donna piangere e di aver visto un uomo a bordo di una motocicletta. Il corpo di Ana Caroline è stato ritrovato in seguito, purtroppo anche mutilato nell’area del viso.
Le indagini vanno a rilento e la Polizia Civile di Maranhão non sembra aver identificato sospetti. Ora la famiglia di Ana Caroline cerca giustizia.
Le lesbiche in tutto il Brasile si sono organizzate con marce in memoria di Ana Caroline per esprimere rabbia contro la lesbofobia e piangere la nostra sorella uccisa, ancora una volta, da un uomo. Per dare visibilità alle vittime lesbiche di violenza maschile, per esprimere solidarietà anche in quanto donne, lesbiche, butch e caminhoneiras1, razzializzate.


Foto dalla marcia del 10 gennaio 2024 per Ana Caroline. Foto di alanselmi
In una lettera aperta realizzata dai collettivi di resistenza lesbica brasiliani, le sorelle scrivono:
Con i nostri cuori addolorati e i nostri occhi pieni di rabbia, vogliamo chiedere giustizia per un’altra di noi che è stata uccisa per mano della violenza maschile. Noi, lesbiche, siamo qui per dire che esistiamo e che non saremo messe a tacere. Non dimenticheremo Carol, Luana o Larissa. Ana Caroline, una donna nera, lesbica e defeminizzata, è stata brutalmente uccisa dalla violenza lesbofobica che colpisce le lesbiche ogni giorno.
Tra gli urgenti bisogni espressi dai collettivi, riportiamo:
Una indagine immediata per il lesbicidio di Ana Caroline;
Una indagine su tutti i lesbicidi avvenuti in Brasile;
Supportare le vedove, partner e parenti con assistenza psicologica, economica e legale;
Attuazione della legge Luana Barbosa a livello nazionale;
Attuazione di un programma/calendario nazionale per combattere il lesbicidio;
Studi e ricerche sulla creazione di strumenti per registrare l’orientamento sessuale nei documenti ufficiali nelle aree della sicurezza pubblica e della sanità, in tutto il Paese, che preservino l’integrità ed identità degli individui e che contribuiscano alla ricerca ed alla generazione di dati;
Raccolta, elaborazione ed analisi dei dati prodotti dallo stato brasiliano sulla popolazione lesbica per condurre la creazione di politiche pubbliche specifiche;
La criminalizzazione del lesbicidio.
L’odio per una donna che ama e si dedica totalmente ad un’altra [donna] è odio nei confronti della radicale controcultura contro il patriarcato.
Traduzione in francese coordinata da @resistancelesbienne2, testo integrale in inglese qui.
Non manchiamo di ricordare altri brutali lesbicidi avvenuti in Brasile in passato, come spiegano le sorelle francesi di Résistance Lesbienne che ne hanno parlato nei loro post (qui e qui). Ad esempio il caso di Luana Barbosa, lesbica butch nera uccisa dalla polizia perché aveva rifiutato di essere perquisita da un ufficiale (com’era suo diritto). Secondo il post di Résistance Lesbienne, che contiene materiale tradotto dal portoghese brasiliano dalla sorella lesbica @jaguarthered, tra il 2014 ed il 2017 un gruppo di studentesse lesbiche ha realizzato il primo studio sulle vittime di lesbicidio nel Paese, riscontrando che:
In quel periodo di tempo (2014-2017) c’è stato un aumento del 200% dei lesbicidi;
Il 55% delle vittime erano “non femminili”;
Il 57% delle vittime era nera;
Il 65% dei crimini sono stati perpetrati in piccoli paesi o villaggi;
La maggioranza delle vittime aveva tra i 20 ed i 24 anni;
Il 72% dei lesbicidi è stato commesso in uno spazio pubblico;
Nell’83% dei casi, l’autore è stato un uomo.
E nonostante ci siano altre lesbiche uccise, non sono stati registrati altri studi sul tema in seguito a questo.
Approfondiremo la situazione in Italia in futuro in questo spazio - avevamo già menzionato il fatto che raccogliere dati accurati sui femminicidi sia già molto complesso, ma con i lesbicidi lo diventa ancora di più per via della invisibilizzazione che subiamo in maniera strutturale.
Lo scrivevano già George Gerbner2 nel 1976 e poi la studiosa Gaye Tuchman3 nel 1978 quando avevano rispettivamente menzionato per la prima volta e poi discusso il concetto di symbolic annihilation, “annichilimento simbolico”. Loro parlavano di media, ed affermavano che se un gruppo sociale viene poco rappresentato o cancellato dai media, questo diventa invisibile in tutta la società e ne aumenta l’ineguaglianza. Questo concetto può essere applicato anche alla cultura in senso lato, giacché più un gruppo sociale, in questo caso le lesbiche, è invisibilizzato, più sarà difficile prendere provvedimenti per garantire uguali diritti, prevenire la violenza maschile e lesbofobica e combatterla.
Su questo fronte vogliamo portare la vostra attenzione su una manifestazione per sole donne in memoria di Ana Carolina che si terrà domani, 20 Gennaio a Parigi a partire dalle 14:00 (CET) coordinata dalle sorelle di Résistance Lesbienne. Se abitate in quella zona e avete modo di partecipare, le organizzatrici chiedono gentilmente di scrivere loro, o nel caso, di unirvi a loro nella mobilitazione - in caso contrario, vi preghiamo di spargere la voce il più possibile con urgenza.
Speriamo che con questo articolo Ana Caroline non sia solo un numero o un volto dimenticato, ma una sorella lesbica nera ricordata ed onorata nella nostra lotta ogni giorno.
Noi di Labrys Writes chiediamo a gran voce #justiçaporcarol!
Caminhoneira: equivale a “camionista” in italiano, viene usato per parlare di donne butch, a volte usato come nome peggiorativo, ma reclamato da molte donne lesbiche defeminizzate. Per parlare di donne butch, si usa anche “desfem”
George Gerbner, Larry Gross (1997). “Living with Television: The Violence Profile,” Journal of Communication, Volume 26, Issue 2, Pages 172–199, https://doi.org/10.1111/j.1460-2466.1976.tb01397.x
Tuchman Gaye (2000). “The Symbolic Annihilation of Women by the Mass Media”. In: Crothers, L., Lockhart, C. (eds) Culture and Politics. Palgrave Macmillan, New York. https://doi.org/10.1007/978-1-349-62965-7_9
Leggi di più sull’argomento
Portal Zacarias Ana Carolina: Tudo Sobre O Caso De Ana Caroline Sousa Câmpelo - KTHN <https://kthn.edu.vn/portal-zacarias-ana-carolina/#iv-as-evidencias-encontradas>
Gli account Levante Contra o Lesbicidio, Coletivo Sapas de Florianópolis, PSILÉSBICA, Raízes Feministas, liliandaisies


